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Arbitri: nessuna caccia alle streghe, solo un invito

Giu 5, 2021

di Massimo Gallo

 

Il pezzo sugli arbitri di ieri che potete leggere qui ha creato qualche malumore, molti interrogativi e qualche risentimento. Alcune precisazioni vanno dunque fatte. Primo: non c’inventiamo nulla. Molte di quelle storie, nell’ambiente, soprattutto arbitrale, sono note, ma non sono mai venute fuori in maniera ufficiale per una sorta di autoprotezione. Ci sta! Ogni episodio ha i suoi protagonisti. Il rilievo che ci è stato fatto è semplice: perché non abbiamo fatto i nomi? Potrei rigirare la domanda: a cosa serve farli? A parte un episodio che viaggia sul filo labile del codice penale, negli altri casi parliamo di peccati sportivi e di comportamenti inopportuni. Sbattere il mostro in prima pagina (mostro! Su! Non ci sono mostri) significherebbe solo mettere alla berlina persone che nella vita di tutti i giorni non sono certo dei delinquenti ma lavoratori o pensionati rispettabilissimi. Perché allora lo abbiamo raccontato? Non per fare discorsi da lavandaia, ma per spronare le persone che si sono riconosciute in quelle ricostruzioni a fare un passo indietro e non uno avanti. Si può dignitosamente spostarsi di lato ed essere utili al movimento, invece di aspirare a posizioni di vertice dopo aver dato prova di non essere propriamente le persone giuste nel posto giusto. Sia chiaro:  taluni dovrebbero capire che tutti fanno finta di non sapere, ma che in realtà tutti sanno tutto e per rispetto e delicatezza fanno finta di non sapere. Poi se abbiamo detto fesserie, i diretti interessati possono sempre inchiodarci alle nostre responsabilità. Ovviamente uscendo loro allo scoperto.